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Elettrodomestici: etichetta, stand-by e riparazione

Elettrodomestici: etichetta, stand-by e riparazione

Un acquisto ragionato parte da tre gesti concreti: leggere l'etichetta energetica UE dalla A alla G, misurare quanto consuma un apparecchio quando è in stand-by e confrontare il costo della riparazione con quello di un apparecchio nuovo. Per chi vuole un metodo completo su etichette, consumi in veille e scelta fra riparare e sostituire, esiste una guida ai consumi di casa che tratta questi passaggi in modo ordinato. Negli elettrodomestici di cucina e conservazione questi tre gesti si applicano ogni giorno, perché sono gli apparecchi che restano accesi più a lungo.

Perché l'etichetta energetica non basta da sola?

L'etichetta UE è un'informazione obbligatoria, non un giudizio sull'apparecchio. Dal 2021 le classi sono tornate a una scala da A a G, senza le classi A+, A++ e A+++ che si erano accumulate negli anni precedenti. Questo significa che un frigorifero oggi in classe C può consumare meno di un modello di dieci anni fa che portava l'etichetta A+++. La scala è stata riscritta, non è peggiorata la tecnologia.

Sull'etichetta compaiono pochi dati utili: la classe, il consumo annuo in kWh, la capacità dei vani, il livello di rumore in decibel e, per i congelatori, la capacità di congelamento in 24 ore. Il consumo annuo è calcolato su un ciclo di prova normalizzato, non sull'uso reale. Un frigorifero in una cucina calda d'estate, con la porta aperta spesso, consumerà più del valore dichiarato. Un forno usato due volte a settimana consumerà meno di quanto suggerisce il numero scritto in etichetta.

Il dato davvero confrontabile è il consumo per litro di capacità, oppure il consumo per ciclo, a seconda dell'apparecchio. Due frigoriferi di classe B con volumi diversi non consumano la stessa energia: quello più grande consuma di più, ma serve più cibo. Il confronto va fatto a parità di volume utile, non a parità di classe.

Come si misura il consumo in stand-by?

Lo stand-by è la modalità in cui l'apparecchio non svolge la sua funzione principale ma resta collegato alla presa, in attesa di un comando. Non è spento. Un forno con display acceso, una lavatrice con selettore luminoso, un televisore con spia rossa: tutti consumano qualcosa, anche quando sembrano fermi.

Per misurare questo consumo serve un misuratore di presa, un piccolo apparecchio che si inserisce fra la spina e la presa e mostra i watt assorbiti in tempo reale. Si collega l'elettrodomestico, si legge il valore a display spento o in attesa, si moltiplica per le ore in cui resta in quello stato. Un consumo di 2 watt per 20 ore al giorno fa 40 wattora, cioè 0,04 kWh al giorno, circa 15 kWh all'anno. Su un apparecchio solo sembra poco, ma su dieci apparecchi in casa diventa una voce visibile in bolletta.

La differenza fra stand-by e spento è spesso una questione di interruttore. Molti elettrodomestici hanno un interruttore meccanico che stacca davvero l'alimentazione, altri no. Una ciabatta con interruttore risolve il problema per gruppi di apparecchi, ma va usata con attenzione: non tutti gli elettrodomestici gradiscono l'interruzione improvvisa, e alcuni perdono impostazioni o cicli in corso.

Meglio riparare o sostituire?

La decisione non si prende sull'età dell'apparecchio, ma su tre numeri: costo della riparazione, consumo annuo attuale, consumo annuo di un modello nuovo equivalente. Se la riparazione costa meno del 30 per cento di un apparecchio nuovo e il consumo attuale non è molto superiore a quello di un modello in classe alta, riparare è quasi sempre la scelta ragionevole. Se la riparazione supera la metà del prezzo nuovo e l'apparecchio consuma il doppio, il conto cambia.

Un esempio pratico: un frigorifero combinato di 15 anni, classe dichiarata A+, consumo reale misurato di 350 kWh all'anno. Un modello nuovo di pari volume in classe C consuma circa 150 kWh all'anno. La differenza è di 200 kWh, che al prezzo attuale dell'energia elettrica corrisponde a diverse decine di euro all'anno. Se la riparazione del vecchio costa 200 euro e il nuovo ne costa 700, il nuovo si ripaga in alcuni anni, ma solo se il vecchio è davvero alla fine. Se il vecchio funziona e la riparazione costa 80 euro, conviene ripararlo e rimandare l'acquisto.

Il fattore che spesso si dimentica è la durata attesa. Un apparecchio nuovo ha davanti a sé dieci o quindici anni di vita, uno riparato forse tre o quattro. Il confronto va fatto sul costo per anno di servizio, non sul prezzo di listino. Un apparecchio da 700 euro che dura 12 anni costa circa 58 euro all'anno, uno da 300 euro che dura 4 anni costa 75 euro all'anno. Il più caro, in questo caso, è il più economico.

Quali elettrodomestici pesano di più in bolletta?

In cucina e nella conservazione gli apparecchi che consumano di più sono quelli che producono freddo o calore e quelli che restano accesi a lungo. Il frigorifero e il congelatore sono in cima alla lista perché funzionano 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno. Anche un modello efficiente consuma, semplicemente consuma meno. Seguono il forno, la lavastoviglie e il piano cottura a induzione, che hanno consumi alti ma concentrati in poche ore.

Il frigorifero è l'apparecchio su cui si interviene con più facilità. La posizione conta: vicino a una fonte di calore, come il forno o un termosifone, il compressore lavora di più. La distanza dalla parete per la ventilazione posteriore, la pulizia della serpentina, la temperatura impostata (4 gradi nel vano frigo, meno 18 nel congelatore) sono regolazioni che cambiano il consumo senza cambiare l'apparecchio. Anche la guarnizione della porta è un componente che si consuma e si sostituisce a costo basso.

La lavastoviglie e la lavatrice consumano soprattutto per scaldare l'acqua. I programmi eco, che durano più a lungo ma scaldano meno, consumano meno energia per ciclo. Il programma breve e caldo consuma di più, anche se dura meno. Sull'etichetta il consumo è dichiarato per il programma eco, che è quello di riferimento per la classe.

Cosa cambia con l'etichetta e la riparabilità?

Dal 2021 l'etichetta energetica UE è accompagnata, per alcune categorie, da un codice QR che rimanda a una banca dati pubblica con le informazioni del modello. Questo permette di confrontare apparecchi dello stesso tipo senza fidarsi solo del numero di classe. La banca dati è consultabile anche prima dell'acquisto, in negozio o online.

Sul fronte della riparabilità, in Europa esiste un indice che valuta quanto un apparecchio è facile da smontare, quanto durano i pezzi di ricambio e quanto è documentata la manutenzione. Non è ancora obbligatorio per tutte le categorie, ma per alcune sì. Un apparecchio con buon indice di riparabilità ha più probabilità di essere riparato invece che buttato, e questo incide sul costo reale nel tempo.

La scelta fra riparare e sostituire, alla fine, si riduce a un calcolo semplice: quanto costa tenere l'apparecchio ancora un anno, e quanto costerebbe tenerne uno nuovo per lo stesso periodo. Se il costo annuale del vecchio supera quello del nuovo, la sostituzione ha senso. Se no, la riparazione è la strada più ragionevole, anche per l'ambiente. Il punto di partenza resta sempre lo stesso: leggere l'etichetta, misurare i consumi reali, confrontare i numeri prima di decidere.

Chi vuole risalire alla fonte di quanto riportato sull'etichetta energetica può consultare direttamente il testo normativo. Le indicazioni su classi, consumi e obblighi dei produttori derivano da il regolamento europeo sull'etichettatura, pubblicato su EUR-Lex, la banca dati ufficiale dell'Unione europea. Lì si verificano l'ambito di applicazione, le definizioni, i compiti dei fornitori e dei rivenditori e le regole sulla riparazione e sull'aggiornamento delle schede prodotto. È un testo lungo e tecnico, ma consultabile per singoli articoli: utile quando un dubbio su una dicitura non si scioglie leggendo la sola etichetta apposta sull'apparecchio.

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